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Come i tracker che abbiamo al polso influiscono sul sonno

Esercizio fisico, alimentazione sana e giusto sonno: eccoli, i tre pilastri dell’essere in forma. Se per i primi due siamo più abituati a tenerli sotto controllo, solo di recente abbiamo iniziato a sentire l’esigenza di monitorare anche come dormiamo con dispositivi da indossare. Ma questi dati possono effettivamente portarci a dormire meglio o sono solo un’ulteriore fonte di stress?

I tracker sono in piena espansione, soprattutto quelli che tengono sott’occhio battiti e attività notturna. Gli esperti che lavorano nel campo del sonno affermano che alcune persone si stanno interessando un po’ troppo a tutto questo mondo, provocando un disturbo: l’ortosomia, ovvero l’ossessione per il sonno corretto. Nel 2016 Gwyneth Paltrow l’ha definito il “clean sleeping”, il dormire pulito.

Movimenti come il biohacking e il microdosing sono solo la punta dell’iceberg di tutti gli strumenti e le app mobile che cercano di ottimizzare produttività e vita in generale. All’estero, ha contribuito anche la stampa, con libri bestseller come The Sleep Revolution: Transforming Your Life, One Night at a Time di Arianna Huffington.

La maggior parte di noi non ha alcuna conoscenza dei cicli del sonno, e la leggenda delle nostre app è spesso tanto approssimativa. Dover rendere conto a qualcuno (o meglio, qualcosa!) che ti controlla, significa ad esempio cercare di addormentarsi il prima possibile, e svegliarsi con l’ansia di andare a verificare come prima cosa com’è andata durante la notte. Tutto questo per soddisfare quello che gli americani chiamano #JOSI (the joy of staying in), la “gioia di starci dentro”.

Inoltre, c’è da considerare che ogni persona dorme in modo diverso, a seconda del proprio stile di vita; e il rilevamento pecca della mencata tracciatura genetica e logistica, come il valutare la dimensione del letto, il cronotipo (se notturno o mattiniero) e l’eventuale partner accanto. Lo stesso uso dello smarthphone fino a pochi minuti prima di spegnere la luce influisce notevolmente. Nel 2014, il New York Times ha coniato il termine “vamping”, per descrivere gli adolescenti che se ne stanno fino a tarda notte connessi, anche direttamente da sotto le coperte.

Ed ecco allora che è iniziato un fiorire di modalità online per rilassarsi e addormentarsi al meglio. Ne fanno parte progetti interessanti come il podcast Sleep with me, l’applicazione mobile SnailSleep Dream Talk Recorder che ascolta e registra il russare, o l’anello tecnologico OuraRing, indossato di recente anche dal Principe Harry. O il FitBit, che pare essere in grado di monitorare non solo il ciclo del sonno, ma anche gli stadi, dal sonno leggero a quello profondo.

C’è chi si è inventato anche delle coperte rilassanti, con tanto di stimolatore di seratonina e melatonina. Per la poco moderata cifra di 269 dollari.