Generazione X, Generazioni

Cosa significa far parte della Generazione X oggi

La Generazione X è nata tra il 1961 e il 1980: ha visto il crollo del muro di Berlino, l’ascesa del personal computer, e la diffusione di Yahoo! e Google. Benché non siano native digitali, sono persone che hanno buona dimestichezza con il web, e che usano soprattutto per cercare informazioni e approfondimenti, per esempio su Twitter. Ma c’è dell’altro.

La middle youth: c’è chi sposta la forchetta più avanti, tra il 1967 e il 1981, ma poco importa, in realtà. Parlare di generazioni significa innanzitutto parlare di cultura, mentalità e valori condivisi in una stessa fase di vita, e questi si cementificano vivendo insieme i momenti storici salienti e le rivoluzioni. E possiamo dire che questa generazione (di tardi trentenni e primi cinquantenni) più di altre ha vissuto cambiamenti profondi. Sono numerosi gli interrogativi da porsi e non riguardano come si vive tra i 30 e 50 anni in generale, bensì come vivono queste persone la genitorialità o l’economia domestica o la vita politica.

Inoltre, prima di vedere quali sono i temi a loro più vicini, occorre anche specificare che quella che segue è una fotografia del momento in cui questo articolo viene pubblicato, ma che cambia molto rapidamente. È un’istantanea, che parla della mezza età che si avvicina a passi veloci, del futuro che spesso appare precario, e della ridefinizione delle ambizioni lavorative. Per sua stessa natura la Generazione X si trova a dover far fronte a continui piccoli cambiamenti dello stile di vita cambia per stare al passo con i tempi.

 

Politicamente perplessi

La Generazione X è diventata maggiorenne tra gli anni Ottanta e Novanta, in mezzo a una grande liberalizzazione dei valori; gli ideali etici hippy sono entrati in molte realtà aziendali e l’interessamento politico delle persone è stato crescente. Il più grande sconvolgimento vissuto in prima persona è arrivato poi con la recessione del 2008, con ripercussioni reali e ridefinizioni delle aspettative per il futuro. Oggi si ritrovano un mondo dove le emozioni vincono sui fatti, dove una persona come Donald Trump è il leader degli Stati Uniti, l’idealismo del Movimento 5Stelle è al governo in Italia, e l’ondata umorale di malcontento sta trascinando la Gran Bretagna fuori dall’Europa. In generale, la fiducia politica ha frequenti scossoni, e queste persone iniziano a mettere in discussione tutto in modo repentino.

Questo senso di incertezza e perplessità li sta influenzando anche in altri campi della vita, per esempio sulle opportunità di un lavoro sicuro o sulla pensione (che si chiedono se vedranno mai). Questa sensazione è figlia del fatto che la generazione precedente, quella dei Baby Boomer, aveva ben chiaro cosa significasse essere realizzati – un lavoro a tempo indeterminato, una pensione sicura e una casa di proprietà. C’è una buona notizia: nonostante pressioni economiche e compromessi famigliari, la Generazione X si sente più attiva che mai.

 

Genitori paterni

A differenza della generazione precedente, gli X vivono le loro relazioni con i loro figli attraverso un doppio obiettivo: essere genitori, e essere amici. Innegabile è il ruolo crescente della tecnologia nella vita famigliare, che li avvicina e coinvolge sempre di più. In verità, chi ne sa di più sono i figli, che usano web, social e videogame in modo più assennato rispetto a madri e padri, che tendono al sharenting più che al parenting. Ne sono la prova le tonnellate di foto condivise sulle vite dei propri bambini, con o senza sticker sul viso a seconda dell’età.

In generale, sono genitori che si concentrano più sul preparare i bambini alle sfide del futuro, e così tendono a lasciarli esplorare da soli il mondo, per assicurarsi che crescano autosufficienti. Vogliono essere genitori migliori rispetto ai propri, che erano meno educati a esprimere i sentimenti e la vicinanza emotiva. Tuttavia, madri e padri X oggi tendono a lavorare di più ed essere meno a casa; questo cambiamento cruciale ha però fatto sì che il tempo, seppur minore, acquisisisse più qualità.

Questione di priorità

Benché la Generazione X non sia propriamente nativa digitale come quella dei Millennial, ha un’idea di successo fortemente influenzata dai social media e dalla cosiddetta “cultura di confronto“. Guardano online i loro coetanei per lasciarsi ispirare da modelli di vita, socialità, quotidianità. Per esempio, vogliono una casa ben arredata, vestirsi con cura, fare viaggi che possono poi essere raccontati. E lo vogliono subito.

Negli anni gli X hanno influenzato tutto, dalla musica alla moda fino alla politica. Ora che hanno una quarantina d’anni, hanno sostituito le feste alcoliche e la marijuana con le cene in casa e i pannolini, ma stanno comunque cercando di mantenere la freschezza della loro giovinezza, con precise scelte di cibo, design per la casa (dove IKEA la fa da padrona) e moda – anche per i figili. E infatti, non è inusuale che questa generazione trasferisca il loro desiderio di essere cool ai bambini, spendendo anche cifre considerevoli per cappotti e scarpette. E da qui, il recente boom del childrenswear.

 

Un ponte tra le generazioni

Gli X hanno un piede nel digitale e uno nell’analogico; hanno conosciuto gli stereo per la macchina, i lettori di cd e i lettori mp3. Hanno imparato ad amare i social media; e Facebook è la piattaforma preferita, seguita a gran distanza da Instagram. Anche il consumo di video è imponente, sia in download che in streaming. È curioso come siano, volenti o nolenti, parte di una generazione che fa da ponte tra i predecessori Baby Boomer e i Millennial, tra nonni e figli (e figli dei figli, a volte) insomma.

Così vicini, ma anche così lontani, se pensiamo che i cinquantenni di oggi sono Johnny Depp, Brad Pitt ed Elle Macpherson, che non si rassegnano facilmente all’invecchiare. A differenza dei Boomer, loro hanno amato davvero la propria gioventù e non vogliono lasciarla andare; non stanno cercando consapevolmente di vivere la propria età. L’autrice, giornalista ed esperta di Generazione X Tiffanie Darke ha scirtto parecchi libri al riguardo. Se volete approfondire, Now We Are 40: Whatever Happened to Generation X? è un volume da avere sulla scrivania.

Fedeli alle marche che amano

Un’ultima breve nota invece riguarda più da vicino il rapporto tra Generazione X e brand. Se i Millennial notoriamente si spostano da un marchio all’altro a seconda del momento, questo non vale per gli X, che tendono ad acquistare abitualmente dagli stessi produttori: quello che un tempo era un brand interessante (dai Plasmon ai Levi’s fino agli Swatch e agli Invicta, per intenderci) rimane un brand interessante ai loro occhi. Gli X sono fieramente fedeli ai prodotti, e hanno sviluppato un vero affetto per le aziende che li hanno capiti quando stavano crescendo.

Ancora, per approfondire, un report più tecnico qui.