Generazione Y, Generazioni

Cosa significa far parte della Generazione Y oggi

I tanto discussi Millennial, detti anche Generazione Y, hanno visto in tv gli attentati dell’11 settembre e il Grande Fratello. Ma soprattutto sono stati entusiasti testimoni dell’exploit dei social media e della sharing economy. Nati tra il 1981 e il 1995 (c’è chi sposta di un anno il tutto, tra ’82 e ’96), oggi hanno all’incirca tra i ventidue e i trentasei anni. In cosa sono diversi rispetto alla generazione precedente X e quella successiva Z?

È stato scritto e detto molto di questa generazione, che sembra essere molto sicura e ottimista in superficie, ma in realtà ha dentro una profonda ansia per tutto quello che riguarda il futuro. Un buon punto di partenza per capire meglio questi giovani (con un focus particolare sul genere femminile) è il libro dell’esperta Elisabeth Kelan, docente della Cranfield School of Management, Rising Stars. Alcuni tratti li conosciamo per via della situazione politica e sociale italiana, oltre che mondiale, spesso appesa al precariato: difficoltà a permettersi un alloggio proprio, chiedere prestiti alle banche, accendere un mutuo. Questo porta gli Y a spendere soldi per piccoli lussi per il presente, piuttosto che tenerli per un domani. È l’inizio – quando mai obbligato – della fine del bisogno di avere cose durature di proprietà.

Zero rischi

Il fatto che siano più portati a spendere per il qui e ora, fa sì che i Millennial siano riluttanti a prendersi la responsabilità di eventuali rischi. Il diventare adulti è una minaccia, così preferiscono concedersi qualche coccola auto-indulgente che li riporta all’infanzia. Pensiamo – senza giudizio morale – a Fedez, con i suoi giocattoli giganti in casa, le feste di compleanno al supermercato, il luna-park al matrimonio. Questo atteggiamento “bambinesco” è spesso ricorrente nei giovani Y. Il desiderio di una rete di sicurezza è evidente anche nei loro atteggiamenti sul lavoro; la Kelan spiega ad esempio come questa generazione preferisca lavorare in team piuttosto che individualmente, così che fallimenti e successi siano condivisi collettivamente.

Accesso istantaneo

I Millennial sono cresciuti con l’idea che tutto sia accessibile e che non sia necessario possedere davvero qualcosa: le case su Airbnb anziché la seconda casa, il car-sharing anzichè la prima macchina. Non solo: come racconta anche Baricco su The Game, adesso il nostro consumo ha l’unità di misura del “tutto”. Abbiamo tutta la musica su Spotify, tutto il cinema e le serie tv su Netflix, tutto il calcio su Sky, tutti gli ebook su Kindle. Ogni cosa è a portata di click e connessione alla Rete. L’idea di ritardare la gratificazione non funziona più per questa generazione; tutto è immediato.

Preoccupazioni future

Le preoccupazioni a livello globale non mancano: instabilità politica, amministrazioni discutubili, divario di genere e #metoo sono solo alcune delle motivazioni più recenti. Senza contare che le pietre miliari tipiche degli adulti – come avere figli e avere un mutuo – sono rimandati per via di troppe riflessioni sulla mancata stabilità. Stabilità che, invece, i loro genitori (soprattutto Baby Boomer) alla stessa età avevano già acquisito. Le aspettative e le pressioni del mondo reale stanno conducendo a un bisogno generale di rilassarsi, e gli Y stanno diventando fantasiosi in quanto a trovare vie di rilassamento. Alcuni riescono a cancellare le preoccupazioni grazie alla tecnologia (programmazione del proprio tempo, contabilità e risparmio digitalizzato), mentre altri sembrano ricercare il benessere mentale attraverso il contatto con la natura.

Piuttosto empatici

C’è grande partecipazione riguardo i temi sociali. Tra i casi più recenti possiamo ricordare l’ondata di sostegno internazionale dietro l’hasthtag #BringBackOurGirls utilizzato, tra i tanti personaggi influenti, dall’ex First Lady Michelle Obama per riaccendere l’attenzione sulla lotta contro Boko Haram; lo slogan #BlackLivesMatter circolato dopo la morte di diversi afro-americani uccisi dalla polizia; la raccolta di proteste a Manhattan contro i giganti della borsa al motto di #OccupyWallStreet. E ancora, #JesuisCharlie utilizzato da persone di ogni Paese per esprimere vicinanza e solidarietà dopo l’attacco alla redazione di Charlie Hebdo; e ancora #PrayforParis e #PrayforBerlin dopo gli attentati terroristici; fino a #IceBucketChallenge che dietro alla sfida di versarsi in testa un secchio di ghiaccio d’acqua, si celava un’operazione di beneficienza a favore della lotta contro la sclerosi laterale amiotrofica. Con tutta questa enfasi su valori ed emozioni, la Gen Y si considera attivista, anche se spesso il fermento si ferma dietro uno schermo.