La scienza degli emoji nelle comunicazioni digitali

Gli emoji sono ovunque. Sulla cartellonistica per strada, nei volantini dei supermercati, e tra parole e immagini pubblicate sui social media dalle aziende. È sempre più importante andare oltre alla simpatia immediata (o fastidio) che possono generare, per imparare a capire come le persone interpretano e reagiscono ai marchi che usano questi simboli.

Lo sappiamo: basta una faccina a scaldare un tono di voce, a smorzare paroloni, ad addolcire e rendere più vicina una comunicazione. Lo sperimentiamo tutti i giorni sugli scambi via Whatsapp, per esempio. Preferiamo un cuoricino alla mamma, anziché un ti voglio bene scritto parola per parola; preferiamo una faccina arrossata a dover dire qualcosa che potrebbe essere frainteso.

In occasione del World Emoji Day, lo scorso luglio Apple ha presentato 70 nuovi emoji che vanno ad aggiungersi alla collezione di oltre 2.666 simboli. Pian piano avremo a disposizione le faccine calve, quelle con i capelli rossi, bianchi o ricci. Ma anche pavoni, canguri, aragoste, manghi e insalate.

Sembra che dal 2016 ben il 92% della popolazione online li utilizzi, dalla comunicazione della Casa Bianca alla pizzeria Domino, dunque immaginate bene la portata dell’argomento. Non è più una questione di “simpatia”. A incidere nelle interpretazioni e dunque negli utilizzi, non è solo una questione linguistica, ma culturale.

La squadra dietro l’acclamata tastiera SwiftKey tra ottobre 2014 e gennaio 2015 ha condotto un’indagine tra gli utenti Android e iOS per capire quali fossero gli emoji più scelti trapersone di 16 nazioni e lingue differenti. Il campione superava il miliardo di icone. Emerge così che, ad esempio, i canadesi usano emoji associati soprattutto alla cultura americana, come soldi e armi; i francesi sono gli unici che non vedono il classico smile al primo posto di uso, preferendo il cuore; i russi si servono soprattutto di emoji romantici.

C’è chi addirittura si è inventato un set di emoji personalizzato, comela Svezia tra alba boreale e Björn Borg (swemojis.com), la Scozia con cornamuse e il mostro di Loch Ness (fanmoji.co.uk), e la regione tedesca del Saarland e il cartello “no birra prima delle quattro” (saarmoji.de).

Insomma, Paese che vai, cultura ed emoji che trovi.