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Mean Mail: auguri non ispirational per sarcastici

Che si tratti di un matrimonio o della nascita di un bimbo, il gesto di scegliere il biglietto giusto per l’occasione giusta è un mestiere vero e proprio. Ma non tutti i biglietti in commercio sono buonisti e piacevoli come potrebbe sembrare. È il caso dell’azienda londinese Mean Mail, che con una buona dose di sarcasmo provocatorio prende in giro i messaggi più sentimentali. Il motto? Beautiful cards, brutal words.

Compleanni, fidanzamenti, trasferimenti: le occasioni per inviare un biglietto di auguri non masncano nel corso dell’anno. Giochi di parole, citazioni di ispirazione e frasi motivazionali si fanno spesso largo tra fiori e carlini. Eppure, l’alternativa a questa indigestione di vibrazioni positive esiste. L’approccio di Mean Mail è molto franco, e lo dimostrano testi come “È mia mamma che mi ha fatto scrivere questo“, “Non importa a nessuno” o “Solo non essere te stesso” che tanto piacciono soprattutto alla generazine dei Millennial. L’attività del marchio ha inizio quando la fondatrice Vicky Simmons non riuscì a trovare la carta giusta da regalare al suo fidanzato a San Valentino. Così, ne ha creato uno che diceva qualcosa come: “Mi piacerebbe tenerlo quando ci separeremo“. Per inciso, la coppia è ancora unita, ed evidentemente ha portato bene.

Dando un’occhiata allo shop, vi accorgerete subito di come il tono di voce sia più elegante rispetto a siti come Scribbler, Cardshit e Banter Cards. In un’epoca di politically correct a tutti i costi, Mean Mail è un antidoto fresco e onesto ai messaggi di ispirazione super-positivi disseminati sui social media, come il famigerato slogan “Live, Laugh, Love“. I suoi biglietti riflettono invece un po’ di insofferenza e il desiderio di prendere in giro la cultura aspirazionale promossa su Instagram – esigenza evidenziata anche da account come Unspirational, con oltre 688.000 follower.

E se Mean Mail fa scelte dissacranti ma sempre pacate per i suoi biglietti, altre realtà e situazioni online superano di molto i limiti. Ma come è successo che il digitale ci ha portati a essere più maleducati? Per chi volesse approfondire l’argomento, il consiglio è quello di ascoltare il podcast F You Very Much (spin-off dell’omonimo libro) che esplora come i toni comunicativi di molte persone hanno assunto sfumature sempre più scortesi.