Raccontare il cibo sul digitale: le tendenze per il 2019

Come viene rappresentato online ciò che mangiamo e beviamo? Da che basi nascono i progetti digitali sul cibo che funzionano e coinvolgono le persone? In che modo si comunicano i prodotti alimentali sani e la buona agricoltura? Proviamo a vedere insieme i siti e canali più interessanti che ci aiuteranno a capire meglio come sta cambiando il racconto di cosa scegliamo di mangiare.

La cultura

Innanzitutto, va mappato un cambiamento culturale del settore, che vede sia da parte delle aziende che dei consumatori una grande consapevolezza. Grandi brand alimentari lavorano a braccetto con diverse start-up e incubatori interessanti, come il Chobani Incubator o General Mills – che sta lavorando con il marchio di alimenti probiotici Farmhouse Culture attraverso il suo incubatore, 301 Inc. E ancora: Kellogg’s ha annunciato che sta producendo un nuovo cereale probiotico chiamato “HI! Happy Inside“, mirato alla salute dell’intestino; PepsiCo ha acquistato Health Warrior, che racconta i prodotti ad alta percentuale di fibre e proteine con lo slogan “we make food that actually feeds you”, ovvero facciamo cibo che in realtà ti nutre.

È come se pian piano le persone iniziassero a vedere il cibo come un rimedio preventivo, e la loro dieta come una componente fondamentale della propria salute. Internet e i social media stanno contribuendo alla sensibilizzazione, dagli ingredienti agli imballaggi, fino alla corretta lettura delle etichette.

Il veganesimo

Benché sia ancora abbastanza di nicchia, il veganesimo è destinato a crescere nei numeri. Sempre più persone si stanno allontanando dai prodotti animali, in cerca di alternative vegetali. Per sostituire la carne, il latte, ma anche il cioccolato – dove l’ingustria sta sperimentando soluzioni con polvere di riso, latte in polvere di mandorle e ingredienti simili per ottenere un sapore quando più autentico al cioccolato al latte senza prodotti caseari.

Ma la vera curiosità sta nella rappresentazione, anche online, del veganesimo, che non sarà solo associato a locali hipster, toni dal verde al beige e abbigliamenti second-hand. Già, perché è in atto un movimento di cibo spazzatura vegano che sta vedendo i marchi proporre prodotti e piatti vegani sempre meno infiocchettati. Un esempio è Biff’s Jack Shack che propone hamburger vegani con un’estetica degna della burgheria tradizionale; un esempio che mostra come il cibo vegano stia cambiando pian piano la sua narrativa. Insomma, non si tratterà solo di essere sani.

Le quantità

Giuste ed equilibrate, come le racconta TheFFFeed.

O i canali italiani del neonato Un cucchiaio d’olio, o lo strepitoso Unforchettable.

Le ciotole

RuralHack ha condotto svariati approfondimenti sul tema #foodporn e cibo attraverso l’etnografia digitale, ma quello su come Instagram ha cambiato l’industria alimentare vale la pena leggerlo a fondo. Una riflessione va fatta sulla diffusione esponenziale di proposte che prevedono le bowl, le ciotole tonde e piene di ingredienti cromaticamente appetibili per il formato quadrato Instagram. In fonso, se ci pensate, la stessa forma del contenitore offre la possibilità di avere linee guida estetiche facili da assecondare.

Vedere qui per credere.

La personalizzazione

Fare la spesa online di prodotti alimentari sani è un grande business, anche in Italia, con piattaforme solide e preparate come Cortilla. Anche queste attività stanno costruendo una propria narrazione online, dal racconto di come la campagna arrivi in città a quello che mette il cliente al centro e prepara su misura le cassette. È il caso di Local Roots che entro due ore porta le verdure dalle fattorie convenzionate al centro di New York City: ci si iscrive e si inseriscono svariate preferenze, per far sì che le proposte di volta in volta non siano solo stagionali, ma anche in linea con i propri gusti.

Le ricette

Infine, se da una parte c’è una sempre crescente ricerca di conoscenza del cibo che mangiano, dall’altra parte vogliamo aumentare le nostre abilità in cucina – per emulare i numerosissimi programmi televisivi a tema culinario, oppure per ricreare un piatto da ristorante. I video, in questo, aiutano molto; non per niente “How-to” è il termine più ricercato su YouTube. Un altro fenomeno che davamo forse per scontato o sorpassato, che funziona però ancora alla grande. Meglio ancora se senza audio decisivo, perché spesso si tratta di contenuti consultati in mobilità o comunque in contesti dove possiamo fare affidamento solo sulle immagini.

L’app Jumprope ci aiuta a realizzare questo genere di tutorial a nostra volta.

Eccone un esempio.