Ambiente, Comportamenti

Viva la Cup: una rete di tazze di caffè riutilizzabili

Gli australiani sono tra i cittadini più consapevoli al mondo dell’impatto che i rifiuti di plastica hanno sull’ambiente, e stanno cercando diversi modi per fare la differenza. Viva la Cup, una rete di bar di Melbourne, sta intervenendo sul problema delle tazze monouso, permettendo alle persone di affittare una tazza riutilizzabile per il proprio caffè con un deposito di 10 AUD, che vengono rimborsati quando la restituiscono a qualsiasi caffetteria partner.

In Australia, la cultura del caffè è molto diffusa e genera grandi guadagni, tanti quanti sono gli sprechi dovuti ai bicchieroni per il  caffè usa e getta. Viva la Cup nasce proprio per ridurre l’impatto ambientale; i fondatori Lily Yap e Benjamin Korff hanno a tutti gli effetti creato la prima rete di tazze riutilizzabili nello Stato del Victoria. Si tratta di un modello semplice: le persone vanno in un locale convenzionato dove pagano il loro caffè più un deposito di 10 dollari australiani per una tazza di metallo termica. I soldi vengono poi rimborsati quando il bicchiere viene restituito; in alternativa, si può portare sempre con sé e farsela riempire in loco incentivati dall’acronimo BYO – Bring Your Own.

L’iniziativa mira a ridurre la quantità di bicchieri monouso gettati via ogni giorno, che sono al secondo posto subito dopo le bottigliette di plastica. Altri marchi australiani lavorano in questa direzione, come ad esempio KeepCup. che produce bellissimi bicchieroni di design personalizzabili da portare con sé, senza però poter contare su una rete di bar di fiducia dove poterla semplicemente affittare all’occorrenza. Alcune catene nazionali, invece, cercano di dimostrare una coscienza ecologica dichiarando guerra contro la plastica e introducendo uno sconto di 50 centesimi per chi ha una tazza riutilizzabile.

Anche in Italia si muove qualcosa, con metodi assai creativi. Nel piccolo, è il caso di Orso Laboratorio Caffè di Torino, dove i clienti più fedeli possono farsi riservare una delle tazzine numerate, che possono richiedere ogni volta che si recano nel locale. Così, si crea un’abitudine, un piccolo cambiamento nel rituale quotidiano del caffè che in silenzio ci fa affezionare agli oggetti e riduce l’esigenza di dover per forza avere in mano qualcosa che poi andremo a buttare. Adottando l’approccio della sharing economy per tazze e tazzine (e anche le borse di plastica della spesa, per esempio), si può contribuire a colmare il divario tra ciò che vogliamo e ciò che è più conveniente. Certo, gli incentivi monetari e i disincentivi sono un buon inizio, ma la creazione di cambiamenti sostanziali nei nostri comportamenti di tutti i giorni richiede un processo lento, che passa dall’educazione.