ePuja in India: quando la preghiera è da remoto

Mentre la vita di tutti i giorni diventa sempre più frenetica, molti indiani si ritrovano senza il tempo di visitare templi lontani per adempiere ai loro doveri religiosi. È in questo contesto che nasce ePuja, un portale che consente loro di esternalizzare questi impegni ordinando le cerimonie di culto online e facendole fare al posto loro direttamente al tempio.

Spiritualità e tradizione sono fermamente intessute nella trama della società indiana, e sia in tempi di angoscia che di gioia, molte persone si rivolgono ai puja, ovvero ai riti di adorazione, a scopo di conforto. Queste celebrazioni devono essere eseguite in determinati templi con un’importanza religiosa, non sempre alla portata di mano e facili da raggiungere, in particolare per coloro che lavorano lontano da casa. Queste le premesse che hanno dato vita a start-up come ePuja, la piattaforma che permette ai devoti di prenotare tutti i tipi di puja da eseguire per loro al tempio che preferiscono.

Stando al centimendo del 2011, quasi l’80% della popolazione indiana si autoidentifica come indù, e in generale la maggioranza è ancora abbastanza devota, come dimostra la grande affluenza ai templi in tutto il paese. ePuja, che funziona tramite un’app per Android e un sito web di riferimento, fornisce un modo più semplice per le persone di mettersi in contatto – letteralmente – con la propria fede, ovunque si trovino. Gli utenti infatti hanno accesso a più di 3.600 templi su tutto il territorio nazionale, con la possibilità di pagare un contributo che va da 15 a 875 dollari. È possibile richiedere un rituale per uno scopo specifico (ad esempio per il concepimento di un bambino, per la propria ricchezza e prosperità, o un sollievo dalla malattia) e il prasad – un’offerta benedetta – viene quindi inviata ovunque si trovino nel mondo.

Il fatto che asiste un’app mobile consente a una popolazione sempre più in mobilità di mantenere una connessione con la propria cultura e religione, ma non solo, perché non è limitata agli indù: circa il 20% delle cerimonie è richiesto da non credenti come svela The Atlantic. Uno dei più gettonati? Il “dosha-clearing”, la pulizia degli effetti dannosi del cattivo allineamento stellare.

Il ruolo della tecnologia sta iniziando a rivoluzionare questo settore tradizionale, tanto che alcuni templi offrono addirittura biglietti online per preghiere speciali, rituali televisivi e tour operator per facilitare i pellegrinaggi. Per fare qualche altro esempio digitale: la piattaforma Shubhpuja propone persino coordinare pandit (sacerdoti) per eseguire puja nelle case della gente nell’area di Delhi oppure via Skype: una sorta di Uber per la religione. Ma anche il culto musulmano non è da meno: l’app Mecca 3D si propone di rendere il luogo di culto musulmano più accessibile grazie a video interattivi.